Viviamo in un Paese in cui le madri e le donne, a tutte le età, continuano a muoversi come acrobate: lavoro, casa, figli, genitori anziani, relazioni.
Tutto tenuto insieme a fatica, in un equilibrio che spesso si regge solo sulla loro capacità di “esserci sempre”. Il risultato è un burnout silenzioso, che non riguarda solo loro: le figlie lo osservano e temono di finire nella stessa ruota che non si ferma mai.
Sempre meno giovani immaginano un futuro con figli e nella fascia 18-24 anni più del 65% delle donne è convinta che un figlio penalizzi le opportunità di lavoro.
La motherhood penalty è reale; ancora più reale è il divario con il fatherhood bonus, che premia invece gli uomini diventati padri, percepiti come più affidabili.
In questo, come in altri ambiti sociali, la figura del Counselor Familiare è una professionalità in espansione.
Attraverso gli strumenti del counseling e l’ascolto il Counselor familiare accompagna le donne, le coppie e le famiglie nel riconoscere i propri bisogni, rinegoziare gli equilibri, uscire dalla logica del sacrificio a oltranza e costruire strategie sostenibili di benessere.
Lavora sulla prevenzione del burnout, sul supporto alla genitorialità, sulla gestione dei ruoli e delle aspettative sociali, dando spazio ad una narrazione diversa: famiglie che funzionano non perché le madri fanno acrobazie, ma perché trovano supporto, ascolto e nuovi modi di stare insieme.
Cambiare rotta è possibile. Ma non si fa da sole.
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